Una spaventosa inchiesta nei manicomi

Quando notiamo qualcosa che non ci piace, tutti noi cerchiamo di cambiarlo. Ma se la cosa che non ci piace non riguarda noi, in prima persona, il nostro impegno per cambiarla diminuisce notevolmente. Sono poche le persone disposte a mettere in gioco la propria vita per migliorare quella degli altri.

Noi vi vogliamo parlare di una grande donna che ha deciso di mettere la sua vita in pericolo per migliorare quella delle persone rinchiuse nel manicomio di Blackwell. Il suo nome era Elizabeth Cochran ed era una giornalista. Si fece notare all’età di 18 anni quando rispose al cancelliere dell’epoca che, in un articolo sul giornale, disse che le donne erano fatte per stare a casa e occuparsi della famiglia.

La sua risposta convinse il direttore del giornale The Pittsburgh Dispatch ad assumerla come giornalista. Lei iniziò a lavorare firmando gli articoli come Nellie Bly.

Un giorno (nel 1887) il giornale World le chiese di scrivere un articolo sulle terribili condizioni dei pazienti ricoverati nel manicomio ma come infiltrata. L’avrebbero fatta ricoverare e fatta uscire dopo 10 giorni senza dirle come. Lei accettò. Quello che scoprì, una volta la dentro, fu terribile: pessimo cibo, sovraffollamento, maltrattamenti di ogni genere.

Alcuni pazienti venivano appesi a testa in giù, altri immersi nell’acqua ghiacciata. Venivano tutti lavati nella stessa acqua e quasi sempre senza sapone e nessuno li curava quando stavano male. In più, i pazienti non venivano mai ascoltati.

Ma la cosa peggiore era che molti dei pazienti non erano malati mentali. Si trovavano lì solo perché mancavano i posti negli altri ospedali e, in seguito ai maltrattamenti e ai soprusi, finivano per impazzire. Dopo 10 giorni un avvocato la fece uscire da quel post infernale e lei scrisse un articolo: “Dieci giorni in un manicomio”.

In seguito alla sua denuncia le condizioni dei pazienti nel manicomio migliorarono notevolmente. Una donna coraggiosa e determinata che cambiò molte vite!